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22 novembre 2018

Design

Sedia “Red and blue” by Gerit Thomas Rietveld

Sedia Thonet N 14

Tulip Chair di Eero Saarinen

Sedia Plastic di Vitra, Charles Eames

Sedia sacco di Zanotta

Chaise Longue di Le Corbusier

Sedia Barcellona

 

 

 

 

 

 

 

 

 

12 novembre 2018

La Sedia nelle copertine discografiche

 
Metallica, Ride the lightning (1984)



Adriano Modica, La sedia (2012)


Al buio, Paolo Forte (2018)

Sedia fantascientifica

Space 1999 (1973), serie televisiva italo-britannica di fantascienza.


  
La sedia a uovo di Men in Black (1997)


La sedia del capitano di Star Trek (1966)



Proverbi sulla Sedia

La sedia simboleggia il potere, infatti la sedia al centro di un banco è il posto di lavoro di chi svolge attività intellettuali o comunque di potere. E' quindi facile capire perchè nell'immaginario collettivo quando si parla della sedia si pensa ad un posto di lavoro in un istituzione o comunque ad una posizione precisa nella società.
Con questa chiave interpretativa è ora semplice comprendere i seguenti proverbi, testimonianza di saggezza popolare.
  • Bella sedia trova subito il culo.
  • Chi sta sulla sedia alta spesso traballa.
  • Chi non ha sedia stia sopra la panca.
  • Chi sta in politica deve saper sedere su due sedie.
  • Chi vende il culo non trova sedia adatta.
  • La sedia è fatta per un culo solo.
  • Le sedie diventano sgabelli.
  • Prendi la sedia e siediti in terra.
  • Tra due sedie il culo va per terra.

6 novembre 2018

Nei fumetti

Una seduta imponente incute timore e rispetto allo stesso tempo. Proprio l'elemento giusto da utilizzare in un fumetto, non necessità di spiegazioni o vignette; dice tutto, chi è seduto sopra è la punta della piramide.





Hugo PRATT, in "CORTO MALTESE" Una ballata del mare salato; Rizzolini Lizard, 2017, p.125

28 ottobre 2018

La sedia nel arti figurative



 The empty chair 
di Luke Fildes
The Graphic pubblicò un'illustrazione del giorno dopo la morte di Charles Dickens, mostrando la sedia vuota di Dickens nel suo studio.

Van Gogh ha rappresentato diverse volte delle sedie nelle sue produzioni ma le più importanti sono La sedia di Vincent e La sedia di Gauguin.


I quadri di Van Gogh non nascondo significati solamente dietro le loro pennellate ma in alcuni casi, come in questo, la folle vita del pittore ha permesso di poter accostare alle tele dei curiosi racconti che ci aiutano a comprende meglio quali motivazioni lo abbiano spinto a dipingere un dittico e quindi a meglio interpretare le sue opere.

Dopo aver maturato solo tardivamente la sua vocazione pittorica, Vincent van Gogh si stabilì a Parigi nel 1886 per poi trasferirsi ad Arles, nel Meridione francese, nel 1888, alla ricerca di colori più vividi che potessero esprimere immediatamente i suoi stati d'animo interiori. Qui, dopo i ripetuti inviti suoi e del fratello Théo, fu seguito dall'amico Gauguin, con il quale sognava di fondare un atelier di pittori avanguardisti in grado con l'affratellamento di lottare per un'arte, e per un futuro, migliore. Se le prime settimane di convivenza furono tutto sommato cordiali e indolori, ben presto i rapporti tra van Gogh e Gauguin si incrinarono, per poi raffreddarsi definitivamente. «È raro che Vincent ed io siamo d'accordo su qualcosa, soprattutto quando si tratta di pittura» scrisse Gauguin a Bernard, insofferente di trovarsi in una città «piccola e meschina» come Arles, mentre a Théo van Gogh rivelò: «Vincent ed io non possiamo assolutamente vivere insieme in pace per incompatibilità di carattere». Il 23 dicembre 1888 gli attriti presenti tra i due toccarono il loro massimo apice di virulenza: dopo una lite, infatti, van Gogh si amputò il lobo dell'orecchio sinistro in un impeto di rabbia, inaugurando un'irrimediabile discesa verso la follia per via dalla quale verrà condotto dapprima al manicomio e, poi, alla morte. Gauguin, spaventato, fuggì da Arles e lasciò l'amico solo, abbandonato, disperato. «Intanto posso già dirti» comunicava, esitante, Vincent al fratello nel dicembre 1888 al fratello Théo «che i due ultimi studi sono molto strani. Quadri da 30, una sedia di legno e di paglia giallo piceno su un pavimento di mattoni rossi contro la parete (giorno). Poi la sedia di Gauguin, rosso e verde, umore notturno, pareti e pavimento anch'essi rosso e verde, sul sedile due romanzi e una candela. Su tela e in strato spesso». «Alcuni giorni prima della nostra separazione, ho cercato di dipingere il suo posto vuoto. È uno studio della sua poltrona di legno bruno-rossiccio, con il sedile in paglia verdastra, e - al posto dell’assente - una candela accesa e alcuni romanzi moderni» scrisse poi Vincent ad Albert-Émile Aurier poco dopo aver realizzato le due Sedie. Il progetto di van Gogh, ora, è ben chiaro. Per esorcizzare il senso di vuoto e di smarrimento causato dall'improvvisa partenza di Gauguin, van Gogh ritrasse le sedie sulle quali egli e l'amico si sedevano e conversavano, sull'arte e sul mondo. Le sedie, in questo modo, avrebbero potuto agire come punti di contatto di due amici ormai disgiunti.
Le due sedie, viste proprio come un dittico, occupano interamente la tela e presentano oggetti sopra al sedile che vanno a rappresentare i gusti e le abitudini dei due artisti. Sono disposte schiena contro schiena: le due sedie non hanno niente da dirsi e, anzi, si respingono, a dimostrazione delle forti idee contrastanti dei due artisti.